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danielesorelli
ne bis in idem
SOCIETA'
4 gennaio 2008
ANNO NUOVO SPERANZA NUOVA!
Riporto un post pubblicato ieri sera sul sito del Collettivo-SdS ( www.collettivosds.tk ), per iniziare l'anno all'insegna della speranza!

Care compagne e cari compagni,
ultimamente ho finito di leggere un libro che ha destato in me parecchio interesse al momento della sua pubblicazione in italia.

Barack Obama (www.barackobama.com) è candidato alle primarie democratiche per la presidenza U.S.A. Dovrà vedersela con Hillary Clinton, Edwards..e altri personaggi molto popolari e di indubbie capacità.

Io, nel piccolo, faccio il tifo per lui. E il suo libro mi convince ancora di più. Obama si presenta come un candidato avanguardista , nei diritti civili (per genoma e per sensibilità verso la storia razziale americana) nella politica economica e nella visione della giustizia.
Sa bene quali lacune ha l'America, e sa bene che le grandi sfide si affrontano non con una nazione lacerata, ma con un patto sociale che tenga dentro tutte le energie vive , dinamiche e nuove della società senza lasciare indietro i meno fortunati.
Nessuna livellazione sovietica, ma neanche una competizione tribale.
Barack sottolinea come l'America quando ha trovato un patto associativo forte ha sempre vinto le grandi sfide.Esempi importanti sono la Costituzione del '700 che segna la fine di grandi lotte intestine..l'integrazione pre e post bellica con gli emigranti europei..il benessere economico, l'apertura della società nei costumi pur mantenendo radici forti in alcune comunità religiose.

Insomma Obama si ricorda bene di esser parte di un grande paese che garantisce a tutti il "diritto di provarci", ma sa bene che questo non deve avvenire a scapito dell'altro, a scapito dei meno fortunati.
La sua sensibilità sociale, il suo senso di responsabilità e la sua moderna visione del mondo fanno di lui il candidato ideale per una America, divisa, più povera e piena di toppe lasciate dall'amministrazione Bush.

Daniele Sorelli

ps auguri a tutti!



permalink | inviato da danielesorelli il 4/1/2008 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
POLITICA
22 ottobre 2007
FINALMENTE..COORDINATORE!
Oggi si è celebrato il congresso provinciale dell'U.d.U . Sono intervenuti decine di compagne e compagni, dirigenti del sindacato e rappresentanti di partito.A moderare il congresso c'era il compagno Natale Di Cola dell'U.d.U. nazionale.
Dopo la discussione c'è stata la relazione conclusiva del sottoscritto.
Poi si è proseguito con le votazioni, che hanno dato il seguente esito : Daniele Sorelli Coordinatore Politico e Edoardo Cicero Presidente del Coordinamento.

Un grazie di cuore non è rituale. Bensi doveroso.
A tutti quelli che mi hanno sostenuto vanno i miei pensieri di profonda riconoscenza.
Grazie.

Daniele Sorelli



permalink | inviato da danielesorelli il 22/10/2007 alle 20:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
POLITICA
28 agosto 2007
QUALE PROTOCOLLO ?! TRA...COLLO!
In questi giorni ho pensato a lungo prima di scirvere questo post.
Ne parlavo con alcuni amici, ma vi sembra normale un pease dove un governo sigla un protocollo di intesa (..intesa appunto..) con le parti sociali e quindi anche con i sindacati che rappresentano i lavoratori, e membri e interi partiti del governo dopo un mese manifestino contro quel protocollo ?..

Ricapitoliamo :

1. Il governo è composto da più partiti
2. Il governo sigla un protocollo anche con le rappresentanze dei lavoratori
3.Alcuni partiti del governo -il quale ha firmato il protocollo con le rappresentanze dei lavoratori - manifestano contro il governo di cui fanno parte contro il protocollo a difesa dei lavoratori e contro i sindacati che hanno aderito al protocollo che rappresentano i lavoratori. (...ma guardate cosa devo scrivere..)

Altro che tecnica "oltranzista" di entrare nelle contraddizioni e farle scoppiare, come insegna la grande scuola politica di Rifondazione...qua le contraddizioni stanno nella lingua italiana!!!!

ps per chi volesse sapere contro cosa si manifesta : "protocollo welfare"

Daniele Sorelli



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CULTURA
23 aprile 2007
PERCHE' IL 25 APRILE
In realtà in Italia c'è una sola data spartiacque, ed è il 25 aprile. Una data , a torto, sentita più della giornata dedicata alla Repubblica e forse sentita più del 1 maggio. Perchè in fondo c'è un grande unico filo che unisce queste date e queste vicende. Perchè non c'è lotta di Liberazione senza rivendicazione dei diritti dei lavoratori, non c'è lotta di liberazione senza affermazione dell'assetto democratico repubblicano.
Ma soprattutto perchè per ciascuna di queste date, scorre il sangue di operai bianchi e rossi, di socialisti, di cattolici democratici, di comunisti, di liberali, di azionisti, di monarchici, di repubblicani.
Ecco perchè mi ostino a credere, anche se noto che la vulgata filo-pansa è sempre più nutrita di consensi, che fu lotta di liberazione di un intero popolo contro un' oppressione.
Lo credo fortemente quando rileggo i nomi sulle lapidi, quando rileggo le storie di chi ha dato se stesso per battere un mostro. Non solo i grandi gruppi organizzati operai del Nord Italia, ma anche napoletani, belpassesi, romani, pisani, mascalucesi...e ancora madri, padri, sacerdoti, lavoratori, anziani, giovani, donne, uomini. Non c'è città senza caduti, non c'è famiglia, gruppo, genere, senza martiri.
Non può che essere stata una lotta di un popolo.
E che nessuno si permetta di avanzare contro di me critiche di settarismo o di partigianeria.
Comprendo profondamente le ragioni di chi dopo la confusione dell' 8 settembre ha deciso di scegliere una battaglia di "restaurazione" di ordine e potere. Mi inorridisco come voi a pensare alle violenze perpetrate a inermi civili o ex militanti vicini al regime sconfitto. Ma questo non può bastare a riscrivere la storia.
Non si può confondere la pietas per gli sconfitti con l'azzeramento delle posizioni o peggio ancora il riequilibro delle idee. "C'è del bene nel fascismo e del male nella Resistenza : quindi sono sullo stesso piano".
Non è così. Perchè da una parte c'era chi combatteva per la democrazia e la libertà e dall'altra parte chi combatteva per negarle.
Il risultato e il senso ( se di questo si può parlare ) di quelle vite spezzate, è la Costituzione Repubblicana che nasce con il sangue di tutti gli italiani.
Questa è la nostra memoria condivisa. La memoria di tutti gli italiani.

"Lo avrai camerata Kesselring il monumento che pretendi da noi italiani ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
P. Calamandrei


Daniele Sorelli



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ECONOMIA
10 aprile 2007
CAPITALISMO ALL'ITALIANA
Leggo su Repubblica - http://www.repubblica.it/2007/04/motori/motori-aprile07/motori-bertone-caos/motori-bertone-caos.html - un articolo che quando mi allontano un pò troppo e inizio a divagare su lidi felici mi riporta alla normalità.
Alla normalità della vita quotidiana, dei grandi paesi capitalistici.
Una grande impresa, la Bertone, gestita oggi dalla figlia del fondatore, è in crisi. Annuncia procedure di mobilità o cassa integrazione. Migliaia di operai picchettano cancelli e bloccano le strade anche a pasqua e pasquetta.
Incredibile come il capitalismo italiano riesca a conseguire una serie di insuccessi straordinari : la Olivetti, la Bertone, la Telecom, la Standa..e si potrebbe continuare allegramente.
Migliaia di lavoratori chiedono solo di vivere con dignità la propria professione. La grande dirigenza continua in una sfilza di fallimenti disastrosi, e lo Stato deve sempre intervenire economicamente e politicamente. Ma che razza di capitalismo è questo ?

Daniele Sorelli




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POLITICA
17 marzo 2007
NE' LIBERALI NE' LIBERISTI
Riporto un interessante articolo preso dal Corriere, su un tema di grande attualità. Spesso la condivisione delle scelte che viene richiesta a gran voce da tutte le parti politiche per adottare provvedimenti utili al paese, si scontra con gli interessi corporativi e di bottega anche di singoli soggetti deputati.

"Quei liberisti anti-liberalizzazioni"


Forse non sono «finti liberali figli di Ceausescu»,
come sbottò un giorno Giuliano Urbani esasperato per quegli amici berlusconiani che «di liberale non hanno niente», ma gli ostruzionisti che battagliano alla Camera contro il decreto Bersani faranno sbarrare gli occhi non solo ai «Chicago boys» e agli ultràs del libero mercato. Dove mai si sono visti dei sedicenti «liberisti » scatenati contro le liberalizzazioni? Le conosciamo tutte, le obiezioni. C’è chi dice che «sono troppo poche» e chi obietta che «ci vuole ben altro!» e chi sottolinea che «manca la volontà di colpire i grandi interessi» e chi discetta sulla «carenza di gradualità»...

E via così, potremmo andare avanti ore. Di più: diamo per legittime tutte le osservazioni su tutti i punti: dalla giornata libera dei barbieri alla benzina solo nei distributori, dai tagli alle ricariche dei cellulari all’estinzione anticipata dei mutui. Mail tema resta: ammesso il pieno diritto di ciascuno di essere contrario alle rotture di vecchi equilibri corporativi, possono esserlo dei liberisti? Perché questo dicono di essere, da anni, a destra. Silvio Berlusconi lo disse perfino tre mesi prima di entrare in politica, proponendo di «privatizzare la Rai» e liquidando i sorrisetti perplessi così: «Io sono liberista, quindi non credo che occasioni contingenti possano farmi cambiare atteggiamento.

Io sono favorevole al "meno Stato e più privato", sempre e dovunque. È vero, aumenterebbe la concorrenza ai network Fininvest. Ma io amo la concorrenza. Ci vivo come un bambino nel liquido amniotico».Daallora, non ha fatto altro che ripeterlo. Nel discorso della «discesa in campo» invocando «un’amministrazione pubblica liberale in politica e liberista in economia». Contro gli alleati: «Forza Italia è un partito assolutamente liberista. Mamolte difficoltà ci sono state nella Cdl con altri partiti...». Alla vigilia delle ultime politiche: «Gli elettori devono scegliere tra liberismo e comunismo, liberismo e statalismo». Fino all’ultima intervista alla Padania: «L’alleanza con la Lega è naturale, abbiamo programmi simili e un elettorato che parla lo stesso linguaggio.

Siamo liberisti e nemici dello statalismo». Certo, dentro partiti come l’Udc c’è sempre stata un’anima liberale come quella di Bruno Tabacci e un’altra più cauta come quella di Pier Ferdinando Casini. Il quale, prima di svoltare e definire ieri «infantilismo politico» l’ostruzionismo destrorso e benedire l’idea di Linda Lanzillotta di metter mano al sistema dei servizi pubblici locali come «ineludibile», mandava a dire al Cavaliere che «non sarebbe giusto dar fiato solo alle trombe del liberismo se contemporaneamente, nello stesso concerto, non si sentisse con la stessa intensità il suono dei violini della solidarietà».

Per anni, però, a parte eccezioni come Gianni Alemanno (promotore di una «cultura comunitaria» che «si fa carico delle questioni sociali, difende l’ambiente, si oppone al liberismo»), è sembrata una corsa a chi era il liberale più liberale di tutti. Maurizio Gasparri, per difendere quella riforma televisiva che secondo il camerata Francesco Storace non solo non aveva scritta «ma manco letta», diceva ridendo che «di liberali in Italia conosco Antonio Martino e me stesso. Anche se io sono in prova» e sentenziava che «il governo Berlusconi è basato sui capisaldi del presidenzialismo, del federalismo, del liberismo».

Giuliano Urbani, coerentemente con i giudizi dati sui compagni di viaggio («Stiamo giocando al gioco dei liberali senza avere liberali») teorizzava da ministro dei Beni culturali la privatizzazione perfino dei musei: «Lo Stato è inadeguato. Pensiamo solo alle migliaia di opere che giacciono negli scantinati e alle risorse insufficienti. I privati ci daranno risorse e più occupazione». Marcello Pera, non ancora ratzingerato, se la prendeva con le perplessità del cardinale Carlo Maria Martini sulle deviazioni del liberismo definendole un «assurdo concettuale perché non si possono accostare ambiti così distanti come i modelli di comportamento sessuale e il tasso di maggiore o minore liberismo nelle politiche economiche dei governi ».

E Umberto Bossi? Non solo affermava che laLega Nord è «una forza federalista e liberista» ma che in nome di questi principi, nei suoi anni bollenti, arrivò ad attaccare il cattolicesimo, «quella setta bassa del cristianesimo» che aveva «sempre fatto politica sulle spalle del Nord» e che aveva «paura della vittoria delle idee laiche che nella parte celtica del Paese ha dato vita a una grande classe dirigente imprenditoriale, mentre nell’altra parte del Paese sono cresciuti l’antiliberalismo, l’assistenzialismo...». Per non dire di Antonio Martino, che dall’alto della presidenza della MontPelerin Society (un club iperliberista fondato nel 1947), si definiva «liberale in politica, liberista in economia e libertario » e marchiava la Thatcher come «una statalista moderata» e si lagnava che il tasso di liberismo in Forza Italia fosse in caduta libera «sia nella capacità propositiva sia nel personale politico, ormai sono con noi troppi ex dc, che notoriamente col liberismo non hanno mai avuto a che spartire».

Addio, partito liberale di massa: «A me più che di massa pare un partito di Carrara», rise un giorno Alfredo Biondi, «nel senso del marmo: è un partito marmorizzato». Quanto all’ostruzionismo e alle sue contraddizioni, valgano per tutte le parole dette qualche tempo fa: «L’opposizione, vedete anche voi, è quello che è. Non guarda agli interessi del Paese». Erano parole, contro il filiburstering della sinistra che pure era molto più debole in aula, di Silvio Berlusconi.

  

Articolo di Gian Antonio Stella




permalink | inviato da il 17/3/2007 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
1 febbraio 2007
FORSE SI STA PERDENDO IL SENSO DELLA DIGNITA'
Ho ritrovato oggi un articoletto -"l'amaca" di Michele Serra- su Repubblica del 10 dicembre 2006, sulle coppie di fatto e cose simili.

"Poveri cattolici conservatori, terrorizzati dall’idea che qualche timida concessione statale alle coppie irregolari e alle coppie gay (regolarissime, in genere) possa mettere a repentaglio la loro Sacra Famiglia Tradizionale. Devono avere ben poca fiducia nei loro sacramenti, nel loro dio, nel loro amore, nei loro mariti e nelle loro mogli, per reagire con tanta piccineria e iracondia al bisogno di legge e di rispetto di chi non è come loro, non vive come loro, non ama come loro. Il rispetto degli altri è sempre direttamente proporzionale alla fiducia in se stessi. Evidentemente non hanno molte certezze sulla loro morale, questi tremendi tutori della tradizione. Se non odiano gli omosessuali come i giovinastri rapati che ululano contro i “culattoni” inalberando le loro croci celtiche, e al riparo delle piazze “liberali” che li ospitano, è solo perché trovano più socialmente conveniente provare pena, e oggettivo disprezzo. Ma è la loro, non quella dei fascisti, la discriminazione più pesante e più violenta. E’ quella dei conformisti spaventati, insicuri dei loro sentimenti, sgomenti di fronte all’eros che scompagina la vita, chiusi a riccio attorno a un disamore che nessun dio vorrebbe mai ospitare nella propria casa, che è senza porte e senza inferiate......"

ps vedi http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/01_Gennaio/31/pacs.shtml   ..alla faccia di chi pensava che i diritti civili fossero un terreno di scontro anzichè di confronto tra alcuni dei soggetti promotori del PD.



permalink | inviato da il 1/2/2007 alle 20:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
6 gennaio 2007
PENSIONATI ADESSO PER CHI VOTATE ???

Riporto dall 'Unità il seguete articolo :

Inps: pensioni più alte per nove milioni e mezzo di italiani

"Un miliardo e trecento milioni di euro in più per i pensionati italiani. Un beneficio che verrà suddiviso fra 9 milioni e mezzo di pensionati che, a partire da gennaio, riceveranno un trattamento migliore grazie al nuovo regime fiscale previsto dalla Finanziaria. Mentre 5 milioni lo manterranno invariato e solo 500 mila pagheranno di più. Queste, secondo i nuovi dati dell'Inps diffusi dal presidente del Consiglio Romano Prodi, le conseguenze della Finanziaria 2007 sul trattamento previdenziale degli italiani. Dunque, per usare le parole dello stesso premier, la stragrande maggioranza avrà «qualcosa in più nella pensione», e, per quanto riguarda quel mezzo milione di «svantaggiati», il capo del Governo assicura che si tratta di un «piccolo peso» che «influirà soltanto sulle pensioni più alte».

Nello specifico, dai nuovi dati forniti dall'Inps, emerge che, degli oltre 5 milioni di soggetti che percepiscono una pensione inferiore ai 9.000 euro, quelli che avranno un maggior carico fiscale saranno 7.539, contro i 382.737 che godranno di uno sgravio. Se si sale fino a 16.000 euro di base imponibile annua, i «danneggiati» dalla Finanziaria saranno 2.813, mentre quelli avvantaggiati 4,44 milioni. Cifre simili anche per la fascia fino a 23.000 euro (32.800 di soggetti a maggior carico fiscale contro i 2,81 milioni a minor carico) e per quella sino a 30.000 euro (17.205 contro 1,26 milioni). L'inversione di tendenza si avrà invece sopra i 40.000 euro di base imponibile: nella fascia fino ai 50.000 euro, 178.938 soggetti su 180.167 si vedranno aumentare il carico fiscale.

Dati che, secondo il ministro per l’Attuazione del Programma, Giulio Santagata, mettono finalmente in luce l’«evidente effetto redistributivo» che sta alla base della Finanziaria 2007. Dal canto suo, Prodi sebra tirare un sospiro di sollievo, dopo la lettura di questi come degli altri dati che iniziano ad affluire in questi giorni sugli esiti della tanto contestata legge: «Come avevo detto in passato ora che siamo a gennaio si capisce che questa è una Finanziaria seria e giusta»."

Adesso mi chiedo..ma il partito dei pensionati che con tanta velocità ha negato il proprio contributo al governo Prodi (http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/politica/cdl-3/partito-pensionati/partito-pensionati.html  ) adesso che dirà ai suoi elettori ? ...

Daniele Sorelli



permalink | inviato da il 6/1/2007 alle 11:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
3 dicembre 2006
VERSO IL CONGRESSO DELLA SINISTRA GIOVANILE
La fase congressuale è aperta. O almeno è stata aperta la discussione.
Che ruolo avrà la sinistra giovanile - Sg - all'interno del percorso già avviato di costruzione del Partito Democratico ? Un ruolo di ossequioso rispetto delle logiche incrostate che potrebbero ripercuotersi in una "fusione" partitica o un ruolo di stimolo e di guida nei contenuti chiave ? La risposta, ponendo così la domanda, appare scontata. Ma scontata non lo è.
Il grande assente di questa fase è proprio l'organizzazione giovanile dei DS. Organizzazione che, secondo l'avviso di chi scrive, si è sempre caratterizzata con un livello di tematiche e di valori più avanzato rispetto al Partito ( basti pensare all'adesione senza se e senza ma alle manifestioni contro la guerra o ai Gay Pride ), che invece spesso arretra o comunque temporeggia su punti qualificanti della propria politica.
E la "lettera-appello" (www.sgcatania.it) che alcuni giovani hanno redatto e presentato sul "come costruire un (termine mutuato dal segretario che non me ne vorrà...) Partito Democratico" credo che evidenzi il problema dell'assenza di partecipazione dei soggetti alieni a un tipo di dinamiche partitiche appartenenti ad un periodo che non c'è più.
Oggi si inizia a costruire un percorso partecipato per condividere , difendere , esprimere valori e posizioni che i giovani rivedicano con forza. E il nuovo soggetto, riformista, progressista e plurale che prenderà il nome di Partito Democratico dovrà tenerne conto.
Ma ne terrà conto solo se la Sg non abdicherà al proprio ruolo propulsivo e propositivo.
Giovani dei Democratici di Sinistra uniamoci!!


Daniele Sorelli



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POLITICA
7 ottobre 2006
VERSO IL PARTITO (SOCIAL) DEMOCRATICO 2

Quante adesioni occorrono per fare una corrente socialista?

Uno dei post più letti e commentati di questo blog, riguardava proprio le prospettive del Partito Democratico, la sua struttura e i suoi contenuti. Oggi apprendo che oltre al sottoscritto e a qualche compagno della Sg, c’è l’adesione al Partito (Social) Democratico, di altri iscritti ai Ds.

La prima adesione viene da Massimo D’Alema (Ministro degli Esteri e Presidente dei DS) che dalle  pagine del Corriere ammette che se il Pd deve essere un Partito con un leader forte e una massa indistinta e indiscriminata di aderenti, questo partito già c’è ed è il PCUS.

La seconda adesione viene dal compagno Gavino Angius, presidente dei gruppo dei DS al Senato la scorsa legislatura. Riporto stralci dell’intervista fatta dall’Unità ad Angius :

D. Ci sono dei punti del nuovo Pd sui quali bisognerebbe scavare.Quali?

R. Il primo è una comune visione critica del presente: è stato detto che il socialismo è morto, dunque i socialisti sarebbero degli zombi. Ma non si è detto niente delle crisi profonde che il capitalismo produce nelle società contemporanee. La sfida della modernità deve cominciare da qui: dalle domande che interrogano la politica sulla nozione stessa di libertà, sulla concezione della democrazia, sulla frontiera della bioetica, sulle più spaventose disuguaglianze mai conosciute nella storia. Io credo che quel valore e quell´aspirazione che è l´essenza stessa dell´idea socialista e che si chiama uguaglianza sia un valore da mantenere e declinare in modo nuovo. Questo per me è il futuro, non il passato. Zapatero, Blair, o Ségolène Royal: è difficile dire che siano zombi anche loro.

 

D. Si intravede un parallelismo con i popolari di Chianciano. Vi accuseranno di eccesso di nostalgie...
R. Il problema non è questo, non ne soffro affatto. Il punto è che non vorrei essere considerato un tollerato, l´espressione di un pensiero morto... E capisco l´orgoglio identitario e la voglia di dare un contributo per il futuro da parte dei cattolici democratici: un´ambizione del genere può averla anche una persona che ha militato nella sinistra e nel Pci di Berlinguer, che fa parte di questo campo da quando era ragazzo e vorrebbe restarci, anche nella terza età, come esponente del riformismo socialista.

Già siamo in molti a costituirci come corrente socialista nel Pd…chi vuole venire con noi?




permalink | inviato da il 7/10/2006 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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Io col mio segretario Spataro!


Serafina! Stand SG Catania


Io col mio "Squalo" Damiano




Mai Domi ! Vai Pitrella !


Io e Fausto !






«..non ho mai voluto mutare le
mie opinioni, per le quali sarei
disposto a dare la vita e non solo
a stare in prigione....
vorrei consolarti di questo
dispiacere che ti ho dato:
ma non potevo fare diversamente.
La vita è così, molto dura,
e i figli qualche volta
devono dare dei grandi dolori
alle loro mamme,
se vogliono conservare il loro onore
e la loro dignità di uomini»




" Antonio Gramsci, Lettera alla madre
10 maggio 1928 "




"Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA"


P.Calamandrei






IPSE DIXIT

                             
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